Qual e l'origine della parola micio?

Qual e l'origine della parola micio?

Il vezzeggiativo più usato per chiamare il gatto potrebbe derivare in realtà dal termine mus che in latino significa “topo”.

Sono molti i modi per chiamare un gatto: senza contare i vezzeggiativi, si usano spesso i termini “felino domestico” ma soprattutto “micio”. Se l’origine del primo è chiara, per il secondo c’è una curiosità che stupisce anche i più preparati amanti dei gatti. La sua origine etimologica, infatti, potrebbe portare direttamente dal cacciatore alla preda, ovvero dal micio al topo, antagonisti per eccellenza. Si tratta evidentemente di una delle tante curiosità sul gatto ancora tutte da sviscerare.

Le ipotesi dei dizionari

I dizionari più accreditati chiariscono che non esiste una tesi accettata da tutti gli studiosi che racconti le origini della parola micio ma, secondo la teoria più gettonata, la radice del termine micio risalirebbe ai latini che chiamavano il topo “mus”. Oggigiorno in diversi dialetti sparsi per l’Italia il gatto è ancora chiamato in modo simile. In Toscana, Friuli e Umbria, per esempio, è “muci”, in alcune zone della Sicilia è “mucia” o “muscia”; nel dialetto napoletano è comune “miscia” o “muscia”, mentre - come attesta il dizionario Battisti-Alessio - in Lombardia, Veneto e Trentino è detto anche “min”.

Dal gatto al topo: come si confondono due nemici per eccellenza

Con il tempo la lingua cambia e dal latino mus ha preso vita la variabile musio o mucio e per arrivare a muscia, miscia o muci il passo è evidentemente molto breve. Ma il punto è un altro: per quale motivo si dovrebbe chiamare il gatto con il nome che indica la sua preda preferita, ovvero il topo?

La maggior parte dei dizionari non giustifica esplicitamente il passaggio ma suggerisce una ragionevole spiegazione: ci si riferisce a lui in questo modo sulla base di un processo analogo che porta in molte parti d’Italia a chiamare il proprio figlio “mamma” nei contesti confidenziali, vale a dire con il nome che più di tutti è in grado di richiamare la sua attenzione.

Basti immaginare che fino a una manciata di decenni fa il micio conviveva con gli umani soprattutto per cacciare via i topi e, se al tempo era meno frequente dare al gatto un nome proprio, era sicuramente facile e immediato richiamare la sua attenzione con l’oggetto del suo interesse, vale a dire il roditore!

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Immaginiamo che cosa poteva succedere in epoca Romana per far avvicinare un gatto: molto probabilmente si sarebbe urlato “mus, hic!” che oggi suonerebbe all’incirca come “vieni qui, c’è un topo!”.
Non sgridare il tuo gatto se ti porta una preda a casa, compreso un topo. L’istinto a cacciare fa parte della sua natura e non bisogna né reprimerlo né umiliarlo. Senza contare che per il micio regalare una preda è un segno di grande affetto